mercoledì 3 marzo 2010

MATERIALISMO E TECNOCRAZIA ... E' DOVEROSO UN MEA CULPA!

E’ ancora possibile, nel terzo millennio, potersi uniformare ad una concezione gerarchica dell’esistenza? Il quesito non si appalesa certo di facile soluzione, soprattutto in un’epoca nella quale il progresso tecnologico, figlio legittimo della deriva materialista, costituisce ormai la colonna vertebrale di una società quale quella odierna, immemore di ogni sacralità e logica guerriera.
SE è vero come è vero che ci troviamo nell’epicentro della kali yuga, così come la tradizione ci ha predetto, allora un’eventuale risposta positiva al quesito non può che avere come imprescindibile punto di riferimento lo spirito.
In effetti, non possiamo solo limitarci a maledire la materia che impasta tutto ciò che ci sta attorno e che ci avvolge fino a soffocarci, ma dobbiamo anche recitare un doveroso mea culpa per aver permesso la “ritirata” dello spirito.
Se infatti ciascuno di noi si fosse impegnato, nel corso del tempo, a mettere in pratica quotidianamente gli insegnamenti tradizionali, allora lo spirito sarebbe ancora la forza più forte e tale presenza avrebbe certo fatto impallidire materia e tecnocrazia.
Inutile dire che così non è avvenuto, troppo impegnati ad inseguire le chimere del modernismo e troppo assuefatti (è inutile negarlo, io per primo) al palliativo psicologico – vera e propria brutale violenza – del modernismo illuminista, un modello portatore di idee malsane e false, corruttrici della Tradizione Imperiale Europea ma non solo.
Una di queste leggende sostiene che le gerarchie proprie alle civiltà tradizionali sarebbero sorte da un’imposizione violenta attuata dal superiore ai danni dell’inferiore.
Credo che dobbiamo liberarci di tali falsità! Occorre ricordare che lo spirito, come la Tradizione ci ha insegnato, è un asse immutabile ed imperturbabile intorno al quale si attua ogni movimento delle cose ad esso soggette. LO SPIRITO E’ SOVRANO ED OLIMPICO E NON NECESSITA DI VIOLENZA PER IMPORSI, ESSENDONE SUFFICIENTE SOLO LA PRESENZA.
Dunque, la risposta al quesito di partenza non può che essere affermativa a patto, si intende, che si riesca ad operare il processo inverso: l’homo economicus ha prima distrutto in sé stesso la gerarchia e solo successivamente l’ha dissacrata anche all’esterno; ebbene ora l’uomo della tradizione, l’uomo della milizia, deve mettere ordine nel suo foro interno e solo quando ciò sarà compiuto, potrà dare qualità alla sua azione.

Francesco Russo